Lunedì 23 luglio

 

> Parco delle Betulle, via Roberto D’Azeglio, ore 18

Stiamo scomparendo – Viaggio nell’Italia in minoranza

Gli ultimi parlanti della lingua walser, nelle alte valli del Piemonte. Gli occitani, nel torinese e nel cuneese: la loro lingua è quella degli antichi trovatori. Sull’isola di San Pietro, nel sud della Sardegna, si parla il tabarchino. In Basilicata, nei territori degli arbëreshë, vivono i discendenti delle popolazioni che nel XV secolo emigrarono in Italia dall’Albania. E nei piccoli paesi della Puglia sopravvive ancora oggi il grico: una lingua che, forse, resiste fin dai tempi delle antiche colonie della Magna Grecia o che, forse, è stata esportata nel Medioevo dall’Impero Bizantino.

Cinque reportage firmati da cinque scrittori: Franco Arminio, Viola Bonaldi, Nicola Feninno, Valerio Millefoglie, Mirco Roncoroni. Un’ampia sezione fotografica con gli scatti di Emanuela Colombo. E sette contenuti speciali, che raccontano il rapporto tra lingua e identità nei territori dell’Italia meno raccontata.

Stiamo scomparendo – Viaggio nell’Italia in minoranza è un libro di reportage narrativo e fotografico. Una narrazione a più voci che nasce dall’esperienza di CTRL magazine

Conduce questo incontro-aperitivo Matteo Scali, direttore di Radio Beckwith.

 

> Parco delle Betulle, via Roberto D’Azeglio, ore 21,15

Gruppo Teatro Angrogna in

ETTORE SERAFINO, UN PROTESTANTE NELLA RESISTENZA

con Maura Bertin, Erica Malan, Marco Rovara e Jean Louis Sappé
 
Ettore Serafino, classe 1918,  l’8  settembre 1943, quando la radio dette la notizia della firma dell’armistizio di Badoglio, si trovava  ad Aosta,  capitano di complemento alla scuola militare di alpinismo.  Inizia da qui il recital, che prosegue con la decisione di rientrare a casa con un lungo viaggio, attraverso monti e valli  in compagnia del suo attendente Gianoutin e di un mulo, che lo riporterà prima a Bobbio Pellice e poi a Pinerolo.
 
Qualche settimana dopo, Serafino sceglie la  Resistenza, e combatterà per la libertà  nelle brigate autonome operanti in val Chisone e nella zona pedemontana. E la storia che Serafino racconta (e che è tratta dalla sua autobiografia “Quando il vento le pagine sfoglia”, edita da Chiaramonte) non è tanto una vicenda epica, come quelle che anche su questo tema vanno per la maggiore, quanto piuttosto una sequenza di incertezze, di ripensamenti, di errori e di dolori (come la morte dei tanti compagni di lotta, tra cui il fratello Adolfo, barbaramente trucidato con 5 altri partigiani a San Martino di Cantalupa).
 
Ma nel recital, così come nel  libro,  sono ricordate   anche  esperienze significative, quelle  in cui l’Autore, valdese, riconosce la mano di Dio. Come quella volta, era il Natale del 1944, allorché egli sentì il bisogno di recarsi al culto a Pomaretto e trovò posto soltanto nelle prime file, accanto a uno ignaro soldato tedesco. Con lui andrà  al tavolo della comunione, a ricevere col pane e con il vino una promessa di pace e di riconciliazione. E  se la pace arriverà di lì a pochi mesi, la riconciliazione tarderà invece a venire: la guerra è vinta, ma la vita continua con tutta la sua durezza e con tutti i suoi errori.