Maurizio Molinari e Assemblea Teatro

 

Sabato 28 luglio

Parco delle Betulle, via Roberto D’Azeglio, ore 17,30

MAURIZIO MOLINARI | Incontro con il direttore de La Stampa

Maurizio Molinari è giornalista dal 1984, professionista dal 1989. Dal 1997 lavora per La Stampa, di cui è per oltre un decennio (2001-2014) corrispondente da New York. Quindi, brevemente, da Bruxelles e da Gerusalemme, prima di rientrare a Torino come direttore del quotidiano nel 2016, al posto di Mario Calabresi.

Ha scritto anche su testate come L’Indipendente (di cui è stato capo della redazione romana), L’Opinione, Il Tempo, Il Foglio, Panorama; collabora con La7 (dove è stato ospite fisso di Otto e mezzo, al tempo condotto da Giuliano Ferrara), RaiNews24, Sky TG 24 e Tg5.

Il suo libro Il Califfato del terrore (2015) è presentato da Roberto Saviano come il libro che “tutti dovremmo leggere”. Tra gli altri suoi libri: “Gli ebrei di New York” (Laterza 2007), “Cowboy democratici” (Einaudi 2008). Con Rizzoli, “Governo ombra” (2012) e “Jihad” (2016). Nel 2017, con Amedeo Guerrazzi Osti, “Duello nel ghetto. La sfida di un ebreo contro le bande nazifasciste nella Roma occupata” e “Il ritorno delle tribù. La sfida dei nuovi clan all’ordine mondiale”.

Conduce l’incontro Daniele Arghittu, direttore de L’ora del Pellice.

 

> Parco delle Betulle, via Roberto D’Azeglio, ore 21,15

PAOLINO

Prima assoluta a UNA TORRE DI LIBRI, lo spettacolo tratto da La principessa della luna vecchia di Marina Jarre.

Riduzione e adattamento teatrale del testo a cura di Renzo Sicco e Gisella Bein, con Andrea Castellini, Gisella Bein, Stefano Cavanna, Tiziana Catalano, Angelo Scarafiotti, Marlene Pietropaoli, Giulio Prosperi, Chiara Pautasso, Silvia Chiarle, Eugenio Gradabosco

Regia di Renzo Sicco. Una produzione Assemblea Teatro

Ognuno di noi conosce un tot di parole, tante, ma tutte proprio no. Per sfortuna, c’è sempre un compagno di banco, come la piccola Maria, che ne conosce davvero troppe, e anche difficili. E allora? Non ci resta che il vocabolario.

Paolino è il nostro vocabolario per conoscere un’epoca che nonno e nonna, mamma e papà, hanno conosciuto bene. Gli anni ’70, quelli in cui in Italia tutto cambiava, quelli in cui i bambini vedevano il mondo correre.

Soggetto: un’Italia di quarant’anni fa, una Torino d’altri tempi, con un sacco di somiglianze con questo nuovo millennio in cui viviamo.

Paolino di Marina Jarre è un abile pittore, guarda al mondo dei grandi e lo racconta. Vocabolario in mano, snocciola un linguaggio divertente da sinistra antagonista, da “lotta di classe”, spesso non comprende ciò che vede, ma dà risposte spontanee, semplici, sincere.

E i personaggi? Mamma è una femminista comunista, è brava ma molto testarda. Poi c’è Emilio, il fratello maggiore, cristiano-sinistro, porta la barba sul viso e una croce sulle spalle. Mask, è il fratello super eroe, quello da seguire in capo al mondo, che ha sempre una parola giusta e che sa stargli sempre vicino. Babbo non vive in casa, passa ogni tanto. La nonna è un po’ fascista. Poi ci sono Gigi, Salvatore (l’amico compagno di banco), Paola… le manifestazioni e gli attacchinaggi.

Soprattutto c’è il 1974, il referendum sul divorzio, l’Italia divisa tra Dio e modernismo, laicità e fede, destra e sinistra, … l’Italia che cambia, o che perlomeno ci prova. Il tutto descritto a misura di bambino, anzi, da un bambino che ha tanta paura che il suo pirillo non crescerà mai.

Ogni personaggio nel testo di Marina Jarre merita più colpi di pennello, sfumature che li rendano unici, un po’ come ognuno di noi è. Insomma, che quel piccolo mondo ci sia è chiaro, ma importa che sia umanissimo, un pezzo di storia, della storia che hanno vissuto i nostri genitori, descritta attraverso gli occhi del divertente e intelligente Paolino, pittore di italiani.